Zagarolo DOC

Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 29.05.1973, G.U. 215 del 21.08.1973


--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione

 


Zagarolo D.O.C. 


1. Tipologie e Uve del Vino DOC Zagarolo

 

  • Zagarolo Bianco (Vino Bianco)
  • Versioni: Secco
  • => 30% Vitigno Trebbiano Toscano, Toscano Verde e Toscano Giallo;
  • =< 70% Vitigni Malvasia Bianca di Candia e Malvasia Puntinata
  • =< 10% Vitigni Bellone e Bombino Bianco.
  • => 11,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Bianco fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno intenso, odore delicato e gradevole, sapore secco, morbido, caratteristico e armonico.

  • Zagarolo Bianco Superiore (Vino Bianco Superiore)
  • Versioni: Secco
  • => 30% Vitigno Trebbiano Toscano, Toscano Verde e Toscano Giallo;
  • =< 70% Vitigni Malvasia Bianca di Candia e Malvasia Puntinata
  • =< 10% Vitigni Bellone e Bombino Bianco.
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico 
  • Vino Bianco Superiore fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno intenso, odore delicato e gradevole, sapore secco, morbido, caratteristico e armonico.

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(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Zagarolo

L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Zagarolo si estende nella parte più settentrionale dell’Alta valle del fiume Sacco, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.

La Zona di Produzione del Vino DOC Zagarolo è localizzata in:

  • provincia di Roma e comprende il territorio del comune di Gallicano e, in parte, il territorio del comune di Zagarolo.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Zagarolo

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Zagarolo prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino DOC Zagarolo non dovrà essere superiore al 72%.

4. Produttori di Vino DOC Zagarolo

Con l’utilizzo della DOC Zagarolo i Produttori Vinicoli Laziali sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Zagarolo

Primi piatti di pasta con sughi a base di pesce, carciofi alla romana e alla giudia, frittate contadine.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Zagarolo

La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra dello “Zagarolo”, dall’epoca romana, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dello “Zagarolo”. Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini “Zagarolo”.

In particolare la presenza della viticoltura nella zona dello “Zagarolo” è attestata fin dall’epoca romana, in molti reperti dei georgici latini. Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici, confermano la diffusione di tale coltura.

Con la caduta dell'impero romano e la fine delle invasioni barbariche, la viticoltura in queste terre, nonostante i danni subiti, non perde la sua continuità con il passato e mantiene sempre un ruolo importante; come testimoniano i numerosi atti notarili, inerenti i terreni vitati, custoditi negli archivi monastici.

Gli Statuti della Città di Zagarolo, emanati il 31 luglio 1552, regolavano l’ordinamento della Comunità di Zagarolo su cui era basata la vita sociale, economica, religiosa, agricola e pastorale. Diversi Capitoli degli Statuti trattano della vite e del vino a testimonianza dell’importanza che anche allora rivestiva la vitivinicoltura.

Anche nei secoli successivi la viticoltura ha rappresentato la coltura principe dell’area: il Piazza, nell’opera La Gerarchia cardinalizia (1703), riporta “Vigne deliziose di S. Cesareo”, ed in Agricoltura e quistioni economiche: che la riguardano, (1860) Vol. 2, Frédéric Passy, nel descrivere alcune delle buone pratiche agricole, annota “Il villaggio di Zagarolo, ove il sistema della piccola coltura fu già stabilito dai proprietarii medesimi, ne può dare un'idea.

Sperando di trarre un miglior frutto da quelle fertili terre, migliorando ad un tempo la sorte dei loro vassalli, i principi Rospigliosi diedero in enfiteusi ai contadini quasi tutte le loro terre. Questi piantarono vigne, secondo il sistema romano, che consiste nello stringerle talmente da non potere coltivare cosa alcuna in mezzo alle loro file. Quindi ogni volta che la vendemmia non riusciva abbondante, tutto era perduto. Nondimeno, ed a causa dell'abbondanza del vino che mai non mancava a Zagarolo, attese le difficoltà dei trasporti, la popolazione si raddoppiò dal principio del secolo in poi”.

Non mancano notizie circa la capacità dei viticoltori come riportato nella Topografia statistica dello stato pontificio ossia breve descrizione delle ... (1857), dove Adone Palmieri, scrive “Il territorio di Zagarolo in piano, ricchissimo in ispecie d'ubertosi vigneti, è disparso di paragrandini, de' quali il primo inventore fu Lapostelle, ed anche gremito di case ad uso di cantine, ove si rimette eccellente e copioso vino , di che poscia que' popolani fanno lucroso traffico colla Capitale, imperciocchè nelle buone stagioni se ne rimettono sino a 7, od 8 mila botti”.

Nei Ricordi storici e pittorici d'Italia. (1865) Ferdinand Adolf Gregorovius scrive “Da San Cesario si scopre fra stupendi vigneti l'abitato di Zagarolo” In Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma (1837), il Nibby, descrive il Fondo di S. Pastore in Gallicano annotando “La grotta nel suo genere è magnifica, essendo tutta scavata nel tufa, e a forma di un parallelepipedo, tagliato in mezzo da un andito; intorno ad essa a destra e sinistra sono cento nicchie, pure iscavate nel tufa atte a contenere 100 botti di vino”, e nel Saggio statistico storico del pontificio stato (1829) Vol. 1, Gabrielle Calindri riporta per Gallicano “viene di maggior prodotti fieno, grano, vino”.

Il Marocco, in Monumenti dello Stato pontificio e relazione topografica di ogni paese (1835), scrive per Zagarolo “Nulla manca all' umano sostentamento, ed in particolare i vini sono il maggior reddito, mentre godono molta riputazione, potendosi assomigliare ai Veliterni per gagliardia, e per il rosso colore, non alterato come altrove con bacche di sambuco, ed altre cose poco confacenti. Le vigne restano corredate di eccellenti grotte ove i medesimi vini si conservano”.

La storia recente, a causa della chiusura della Cantina Sociale, è caratterizzata da una situazione di stasi della denominazione che, nonostante l’impegno delle aziende, non riesce ancora ha riconquistare appieno la notorietà passata.

Il Vino DOC Zagarolo ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 29 maggio 1973.

Additional Info

  • Regione: Lazio
  • Tipologie: Vino Bianco
  • Versioni: Secco - (Vino privo di residuo zuccherino), Superiore - (Vino avente maggiore titolo alcolometrico)
  • Denominazione: D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata)
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