Strada del Vino di Marsala Terre d'Occidente

Quattro gli itinerari previsti dalla Strada (La via del sale, Lungo il mare, Verso Mazara, Verso Salemi), che unisce idealmente due territori geograficamente lontani e separati: l’estremo lembo occidentale della Sicilia e l’isola di Pantelleria.

I due centri più importanti hanno legato il nome e la fama alla produzione vinicola, per la quale sono conosciute nel mondo, ma molti altri sono per entrambe i motivi di interesse. Marsala è araba nel nome (marsa, cioè porto, di Alì, o di Allah), ma fenicia nelle origini, e base navale primaria per i Romani. In tempi più recenti, fu il porto di sbarco per Garibaldi e i suoi Mille, l’11 maggio 1860, e l’inizio di una delle imprese più significative del Risorgimento italiano. Il Museo Archeologico ospita, con numerosi reperti di varie civiltà, l’unico esemplare al mondo di nave punica, un’agile imbarcazione da guerra, la liburna, con la fiancata istoriata da caratteri fenicio-punici che facilitavano l’assemblaggio. Sulla costa si trovano numerosi stabilimenti vinicoli in impianti otto-novecenteschi nei quali si producono, oltre al classico Marsala, altri tipi di vini pregiati.

L’insediamento punico di Mozia sorge su una piccola isola, a 10 chilometri dal litorale; un argine sommerso la collegava alla terra ferma, e, attraverso di esso, si poteva (e si può ancora) raggiungerla a guado. Fondata dai Fenici nell’ VIII secolo a.C., Mothia divenne un caposaldo della potenza cartaginese in Sicilia; distrutta dai Siracusani e conquistata dai Romani, è rinata grazie al proprietario, Giuseppe Whitaker, uno degli ultimi eredi di quelle famiglie inglesi che, alla fine del Settecento, avevano creato a Marsala l’industria dell’omonimo vino. Mozia è la miracolosa testimonianza della vita quotidiana, del lavoro, delle tradizioni e della morte dei suoi primi abitanti, i Fenici; “un frammento d’Oriente gettato nel mare di Sicilia e conservato nel tempo”, secondo lo storico Sabatino Moscati. Gli scavi hanno rivelato la cerchia delle mura, un santuario a cielo aperto (tophet) con il campo sacro entro cui venivano deposti vasi con i resti dei sacrifici umani, contrassegnati da steli scolpite, una necropoli e il cothon, un bacino di carenaggio per la riparazione delle navi. Vi è stato anche scoperto il mosaico forse più antico di Sicilia, costituito da ciottoli di fiume bianchi e neri, raffigurante animali e lotte fra animali. L’Antiquarium, accanto alla residenza estiva di Whitaker, ospita 10000 reperti, tra i quali la straordinaria statua di giovane uomo, probabilmente un originale greco del V secolo a.C., scoperta nel 1979.

Erice, antica città sacra degli Elimi, è sorta sui resti del celebre santuario dedicato alla dea mediterranea della fecondità, protettrice dei naviganti: Astarte per i Fenici, Afrodite per i Greci, Venere Ericina per i Romani. Ha l’aspetto di un borgo medioevale pressoché intatto; numerose abitazioni presentano la tipologia spagnola “a patio”. E’ circondata da mura ben conservate, a blocchi megalitici, dell’VIII-VII sec. a.C., nelle quali si aprono tre porte normanne.

La forma del promontorio su cui sorge Trapani suggerì ai Greci il nome: Drepanox, falce. Famosa nel passato per la lavorazione del corallo, e per la raccolta del sale, conserva ancora, sulla costa, le vasche di raccolta e i mulini a vento. Fenicia, cartaginese, romana, araba, aragonese: le civiltà che ha conosciuto hanno lasciato tracce profonde nella sua configurazione urbanistica. Ma i nuovi quartieri stanno invadendo le vecchie saline e le “senie”, orti irrigati secondo il tradizionale sistema arabo. Il paesaggio di Pantelleria è punteggiato dai dammusi, abitazioni cubiche in pietra lavica, coperti da volte imbiancate a calce, che consentono la raccolta dell’acqua piovana. Di origine araba, sono spesso affiancati da “giardini arabi”, recinti in pietra, senza copertura, costruiti per riparare gli alberi dal vento. Le uve di Zibibbo furono introdotte dagli Arabi; per la produzione del Passito, vengono sottoposte ad appassimento sulla pianta o dopo la raccolta.

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