Assovini

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  • NORME LEGISLATIVE CHE DISCIPLINANO IL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    • Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita - Approvata DOC con D.P.R. 18.02.1971 - Approvata DOCG con D.M. 02.08.2010, G.U. 188 del 13.08.2010
    • Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014

--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione

 


  • VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    La Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Aglianico del Vulture Superiore» è riservata ai vino  che risponde alle condizioni ed ai requisiti del disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:

    1. Aglianico del Vulture Superiore
    2. Aglianico del Vulture Superiore Riserva 

  • 1. TIPOLOGIE E UVE DEL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

     

    • Aglianico del Vulture Superiore (Vino Rosso Superiore)
    • Versioni: Secco
    • = 100% Vitigno Aglianico del Vulture e/o Aglianico
    • =>13,5% Vol. Titolo alcolometrico
    • Vino Rosso Superiore dal colore rosso rubino intenso tendente al granato, odore tipico, gradevole ed intenso e sapore secco, giustamente tannico, sapido, persistente, equilibrato. Con l’invecchiamento, in relazione alla conservazione in recipienti di legno, il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

    • Aglianico del Vulture Superiore Riserva (Vino Rosso Superiore Invecchiato)
    • Versioni: Secco
    • = 100% Vitigno Aglianico del Vulture e/o Aglianico
    • =>13,5% Vol. Titolo alcolometrico
    • Vino Rosso Superiore Invecchiato dal colore rosso rubino intenso tendente al granato (con l'invecchiamento può assumere riflessi aranciati), odore tipico, gradevole ed intenso e sapore secco, giustamente tannico, sapido, persistente, equilibrato ed armonico. Con l’invecchiamento, in relazione alla conservazione in recipienti di legno, il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

    __________

    (Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


  • 2. TERRITORIO E ZONA DI PRODUZIONE DEL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    La zona geografica delimitata è situata nella parte nord della Regione Basilicata, in Provincia di Potenza, e comprende un territorio di alta e media collina posto sulle pendici del Monte Vulture, vulcano spento, ma attivo fino al Pleistocene superiore, che ha la sua vetta maggiore a 1.327 mt s.l.m. e che degrada progressivamente verso ovest, lungo il fiume Ofanto, e verso Est, in prossimità della piana della Puglia.

    La Zona di Produzione del Vino DOCG Aglianico del Vulture Superiore è localizzata in:

    • provincia di Potenza e comprende il territorio dei comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, escluse le tre isole amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella.

  • 3. VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO DEL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

    Le pratiche enologiche di vinificazione dei Vini DOCG Aglianico del Vulture Superiore prevedono, tra l'altro, che:

    • La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 65%. Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno l2 mesi in contenitori di legno e almeno 12 mesi in bottiglia. Il vino Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Aglianico del Vulture Superiore» sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 24 mesi in contenitori di legno e almeno 12 mesi in bottiglia può fregiarsi della qualificazione "Riserva". 

  • 4. PRODUTTORI DI VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    Con l’utilizzo della DOCG Aglianico del Vulture Superiore i Produttori Vinicoli Lucani sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la Visita alle Cantine Vinicole che operano nell'ambito di questa denominazione.


  • 5. ABBINAMENTI GASTRONOMICI CON IL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    Formaggi stagionati, come il pecorino di Filiano, il canestrato di Moliterno, il caciocavallo podolico, ma anche con la soppressata, i ravioli locali, gli strascinati, i secondi di carne come l'agnello con i funghi e verdure.

     PIETANZA  VINO  CERTIFICATO  PRODUTTORE
     Capretto farcito »  Rivonero Ne Plus Ultra »  CQ 0076-02 »  Cantina del Vulture »

  • 6. STORIA E LETTERATURA DEL VINO DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

    La coltivazione della vite nell’area del Vulture viene già descritta da autorevoli autori latini: Plinio, Strabone, Virgilio, Marziale che testimoniano la presenza di una viticoltura evoluta nella zona fin dal VII secolo a.C.. Il poeta Orazio, nato a Venosa, città del Vulture, celebra nelle sue Odi le qualità del vino prodotto nella sua terra. L’intero territorio del Vulture presenta reperti archeologici che documentano la produzione diffusa del vino, quale prodotto inteso come alimento, ma anche strumento di convivialità e di autorevole testimonianza di valore intrinseco tanto da essere oggetto di dono per divinità e personalità qualificate.

    Nel corso dei secoli la coltivazione della vite, nell’area, è stata fortemente condizionata dalla polverizzazione fondiaria (anche ad oggi inferiore all’ettaro) ed alla struttura sociale della famiglia contadina. Questa viveva prevalentemente di auto sostentamento e, quindi, era fortemente sentito il legame con la terra e la vite in particolare che rappresentava l’unica forma di sostentamento. La necessità di produrre un’uva di ottima qualità si sposava perfettamente con un territorio difficile orograficamente e che richiedeva abbondante manodopera, ma che ha caratterizzato anche una notevole tradizione viticola che, nel tempo, è divenuta un vero e proprio “marchio d’area’.

    La tradizione della vigna che diventa un vero e proprio “giardino” fa sì che il paesaggio venga fortemente caratterizzato da vigneti ordinati e ben tenuti e coltivati, ma anche l’uva si avvantaggia di pratiche colturali che consentono la migliore esposizione e la migliore maturazione dei tannini, molto abbondanti nell’Aglianico. D’altro canto solo una meticolosa preparazione dei vigneti consente all’uva di poter resistere al lungo ciclo vegetativo che si conclude con la piena maturazione in un periodo (ottobre-novembre) quando la piovosità è già alta, l’umidità diventa fattore di rischio sanitario e la neve può rendere difficile la raccolta.

  • Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 24.05.1968, G.U. 178 del 15.07.1968
  • Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 22.12.2014 - G.U. n. 9 del 13.01.2015

--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione         Sottozona

 


Vino Montepulciano d'Abruzzo D.O.C. Sottozona Terre dei Vestini

La denominazione d'origine controllata "Montepulciano d'Abruzzo", e alle relative Sottozone, è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:

  1. Montepulciano d'Abruzzo
  2. Montepulciano d'Abruzzo Riserva
  3. Sottozone Montepulciano d'Abruzzo DOC »

1. Tipologie e Uve del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

 

  • Sottozona Terre dei Vestini (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 12,50° Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso dal Colore colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e dei frutti rossi (ciliegia, mora), e Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

  • Sottozona Terre dei Vestini Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 13° Titolo alcolometrico 13°
  • Vino Rosso dal Colore colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e dei frutti rossi (ciliegia, mora), e Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

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(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

La zona geografica vocata alla produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Vestini è compresa tra la fascia collinare litoranea e quella della collina interna della provincia di Pescara delimitata ad est dal mare adriatico ed a nord-ovest dal massiccio del Gran Sasso. Queste colline danno luogo ad un paesaggio ondulato, con ampi dossi quasi pianeggianti e versanti poco acclivi e rotondeggianti.

La Zona di Produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini è localizzata in:

  • provincia di Pescara e comprende il territorio dei comuni di Cappelle sul Tavo, Catignano, Cepagatti, Città S. Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Montesilvano, Moscufo, Nocciano, Penne, Pescara, Pianella, Picciano, Rosciano, Spoltore e Vicoli.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino non dovrà essere superiore al 70% per entrambe tipologie di Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Vestini e Riserva. Qualora tali parametri vengano superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
  • Nella designazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
  • Il vino a denominazione di origine controllata Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Vestini deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 18 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno e ulteriori 3 mesi di affinamento in bottiglia.
  • Il vino con menzione Riserva deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 24 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno e ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia.

4. Produttori di Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

Con l’utilizzo della DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini i Produttori vinicoli abruzzesi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la visita alle cantine vinicole che operano nell'ambito di questa denominazione. 


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

Primi piatti con ragù di carne, carni rosse grigliate e al forno, agnello alla griglia, pecora al caldaro, maiale in porchetta, spezzatino di maiale, formaggi vari, minestre e cacciagione.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Vestini

Le notizie storiche sulla presenza della vite e del vino nell’area delimitata, come testimoniano diversi autori di differenti epoche, è legata soprattutto all’instancabile opera dei padri benedettini presenti nelle diverse abbazie sorte sul territorio dell’attuale provincia di Pescara quali quella di S. 23 Clemente a Casauria dell’871, quella di Santa Maria di Casanova del 1191 (Villa Celiera) e quella di Santa Maria d’Arabona del 1209 (Manoppello).

Le prime notizie sull’uso del toponimo “Terre dei Vestini” risalgono addirittura al VI secolo A.C. nel corso del quale la storia delle popolazioni italiche fu caratterizzata da una serie concatenata di migrazioni dovute alla pressione esercitata da popoli conquistatori o in espansione.

Come afferma Luigi Pareti nella “Storia di Roma e del mondo romano” l’avanzata degli Umbri fu determinante per lo spostamento e la formazione di nuovi popoli nell’Italia Centrale.

I Sanniti, di stirpe osca, furono i capostipite di molte popolazioni fra cui i Vestini, il cui nome pare abbia origine dalla dea Vesta (attualmente esiste una frazione del comune di Civitella Casanova chiamata Vestea), che giungevano al mare tra il fiume Aterno-Pescara e il Matrimo (Torrente Piomba), avevano al nord il monte Fiscella (ossia il Gran Sasso), mentre al sud giungevano (a tramontana del lago Fucino), fino agli attuali monti Velino e Sirente, comprendendo città notevoli come Pinna (attuale Penne), Ancia Vestina (attuale S. Demetrio dei Vestini in provincia de L’Aquila) e Aufinum (attuale Ofena in provincia de L’Aquila).

Ma, facendo un salto di parecchi secoli, come afferma Franco Cercone in uno dei suoi numerosi scritti “dobbiamo sicuramente alle famiglie dei Mezzana e dei Tabassi, alla fine del 1700, l’ampliamento dell’area di coltivazione del vitigno Montepulciano poiché queste, benché proprietarie di vasti possedimenti in Sulmona e nei centri limitrofi, indirizzarono le proprie mire sui fertili territori posti oltre le Gole di Popoli e lungo la Valle Pescara”.

In quest’area vengono infatti a formarsi ricchi feudi, per lo più in tenimento di Torre dei Passeri, Tocco da Casauria e Musellaro. E’ da ritenersi che le condizioni climatiche e le caratteristiche geologiche dell’alta Val Pescara, particolarmente favorevoli alla viticoltura, siano alla base delle motivazioni che indussero esponenti della nobiltà sulmonese ad espandere i loro possedimenti in quest’area ed è probabile che diversi vitigni, tra cui il Montepulciano, siano stati trapiantati dai Mezzana a Torre dei Passeri e da qui, il “vitigno portabandiera dell’Abruzzo”, sia migrato agli inizi del 1900 verso il chietino, la costa pescarese ed il teramano.

Da quanto detto si evince che la presenza del vitigno Montepulciano nell’area vestina risale ormai ad oltre un secolo ed in questa zona esso ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, evidenziando peculiari caratteristiche legate sia agli aspetti olfattivi che gustativi.

Esso costituisce oggi la base del vino abruzzese più importante ed apprezzato, simbolo enoico di un’intera regione, il “Montepulciano d’Abruzzo” DOC, riconosciuto nel 1968, il cui disciplinare è stato negli anni oggetto di alcune modifiche volte alla qualificazione del prodotto ed alla identificazione territoriale mediante la individuazione di specifiche sottozone quali quella delle “Terre dei Vestini”.

  • Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 24.05.1968, G.U. 178 del 15.07.1968
  • Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 22.12.2014 - G.U. n. 9 del 13.01.2015

--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione         Sottozona

 


Vino Montepulciano d'Abruzzo D.O.C. Sottozona Terre dei Peligni

La denominazione d'origine controllata "Montepulciano d'Abruzzo", e alle relative Sottozone, è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:

  1. Montepulciano d'Abruzzo
  2. Montepulciano d'Abruzzo Riserva
  3. Sottozone Montepulciano d'Abruzzo DOC »

1. Tipologie e Uve del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

 

  • Sottozona Terre dei Peligni (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso dal Colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e dei frutti rossi (ciliegia, mora), e Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

  • Sottozona Terre dei Peligni Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 13% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Invecchiato dal Colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e dei frutti rossi (ciliegia, mora), e Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

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(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

La zona geografica vocata alla produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Peligni comprende la conca intermontana denominata “Valle Peligna” definita a nord-est/sud-est dalle pendici del massiccio della Maiella ed a nord-ovest dalle propaggini della catena del Velino-Sirente. L’ampia vallata peligna giace a circa 400 metri sul livello del mare, con ottime esposizioni e buona ventilazione.

La Zona di Produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni è localizzata in:

  • provincia di L'Aquila e comprende il territorio dei comuni di Bugnara, Corfinio, Introdacqua, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Prezza, Raiano, Roccacasale, Sulmona e Vittorito.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino non dovrà essere superiore al 70% per entrambe tipologie di Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Peligni e Riserva. Qualora tali parametri vengano superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
  • Nella designazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
  • Il vino a denominazione di origine controllata Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Terre dei Peligni deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 24 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno.
  • La tipologia con menzione Riserva deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 30 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno.

4. Produttori Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

Con l’utilizzo della DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni i Produttori vinicoli abruzzesi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la visita alle cantine vinicole che operano nell'ambito di questa denominazione. 


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

Primi piatti con ragù di carne, carni rosse grigliate e al forno, agnello alla griglia, pecora al caldaro, maiale in porchetta, spezzatino di maiale, formaggi vari, minestre e cacciagione.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Terre dei Peligni

La presenza della vitivinicoltura nell’area peligna trova una fondamentale testimonianza storica nel poeta latino Publio Ovidio Nasone, nato a Sulmona nel 43 a.C. e morto in esilio a Tomi sul Mar Nero nel 17 d.C., che rievoca con i versi che seguono la sua terra natale: “Sulmona, la terza parte della campagna Peligna mi tiene, una terra piccola, ma salubre per le acque di fonte.

Anche se il sole, quando è vicino, spacca la pietra e la stella del cane di Icaro risplende violenta, i campi Peligni son percorsi da limpide correnti, e sul suolo morbido l’erba rigogliosa verdeggia.

Terra fertile della spiga di Cerere, e ancor più di uva, qualche campo dà anche l’albero di Pallade, l’ulivo, ...”. Oltre al poeta latino altre testimonianze sull’importanza della vitivinicoltura nell’area peligna ci sono giunte da Andrea Bacci (1524-1600), filosofo e medico di papa Sisto V. Il Bacci, nell’opera “De naturali vinorum historia de vinis Italiae” scritta nel 1596, parla dei vini di Sulmona e del territorio dei Peligni: “...i vigneti coltivati parte sulle colline esposte al sole, parte con viti fatte crescere alte sui pioppi ottengono un’abbondante produzione di vini di tutti i tipi migliori che, proprio per la loro quantità e non proponendosi fini di lucro, vendono al minimo prezzo siano essi bianchi, rossi o Moscatelli, che sono lasciati invecchiare per molti anni”.

Altra importante testimonianza viene dal barone Giuseppe Nicola Durini (1765-1845) il cui saggio dal titolo De’ vini degli Abruzzi, contenuto negli Annali Civili del regno delle Due Sicilie (n°36, 1820), costituisce un valido compendio ampelografico ed enologico che conserva ancora oggi una certa validità.

Il Durini scriveva a proposito dei vini degli Abruzzi : “…Pure avendo già detto che quella marna variamente si compone, avviene che dove la combinazione ne sia favorevole, produconsi vini non ispregevoli. Per tale cagione nella Provincia di Chieti la lagrima di Tollo, i vini di Ortona e quelli di Vasto riescono assai buoni e sono ricercati....; nella Provincia di Teramo i vini di Castellamare, come in quella di Aquila, que’ di Popoli e di Capestrano..... Né vogliansi lodar meno i vini di Bugnara e Prezza nella valle di Solmona, perché le vigne son messe fra ciottoli silicei rivestiti di bianchissima crosta calcarea e nettissimi, sopra de’ quali riposa e viene a maturità il grappolo che acquista un singolar sapore..... Questo vino ha quel raro gusto che dicesi di sasso da’ francesi”.

Ma come afferma Franco Cercone nel suo libro La meravigliosa storia del Montepulciano d’Abruzzo, la prima notizia storica sulla presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo, è contenuta nell’opera di Michele Torcia dal titolo Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni fatto nel 1792 (Napoli 1793).

L’archivista e bibliotecario di Ferdinando IV ebbe infatti modo di osservare il vitigno Montepulciano e di degustarne il vino nell’agro sulmonese da lui definito per la feracità del suolo “la vera tempe dell’Italia”.

Anche se la provenienza di questo vitigno nell’area sulmonese resta sconosciuta, nel primo ottocento il Montepulciano di fatto resta in splendido isolamento nella Valle Peligna e nell’Alto Tirino e non ancora si affaccia a quella finestra naturale costituita dalle Gole di Popoli.

Si deve sicuramente alle famiglie dei Mezzana e dei Tabassi l’ampliamento dell’area di coltivazione del Montepulciano poiché queste, benché proprietarie di vasti possedimenti in Sulmona e nei centri limitrofi, indirizzano le proprie mire sui fertili territori posti oltre le Gole di Popoli e lungo la Valle della Pescara. In quest’area vengono infatti a formarsi ricchi feudi, per lo più in tenimento di Torre dei Passeri, Tocco da Casauria e Musellaro.

E’ da ritenersi che le condizioni climatiche, particolarmente favorevoli alla viticoltura, siano alla base delle motivazioni che indussero esponenti della nobiltà sulmonese ad espandere i loro possedimenti in quest’area ed è probabile che il Montepulciano sia stato trapiantato dai Mezzana a Torre dei Passeri e da qui il “vitigno portabandiera dell’Abruzzo” sia migrato agli inizi del ‘900 verso il chietino, la costa pescarese ed il teramano.

Dopo il Torcia sono innumerevoli i testi storici ed i manuali tecnici nei quali vengono descritte le caratteristiche di questo vitigno: ricordiamo in particolare Edoardo Ottavi e Arturo Marescalchi che nell’opera dal titolo Vade-Mecum del commerciante di uve e di vini in Italia, la cui prima edizione venne pubblicata nel 1897, descrivono in maniera dettagliata la viticoltura della provincia di L’Aquila all’epoca: “i vitigni a bacca bianca più coltivati erano il Camplese o Campolese (Passerina), il Racciapollone (Montonico), il Tivolese, il Verdicchio, la Malvasia, il Moscatello, mentre tra le uve rosse il Montepulciano (cordisco e primutico), il Gaglioppo, l’Aleatico, la Lacrima.

La produzione totale di vino di tutta la provincia era di 500.000 ettolitri di cui il 63% rosso ed il 37% bianco. La piazza di Milano ne consumava la maggior parte”. Da allora è trascorso molto tempo ed i produttori della Valle Peligna hanno fatto molti progressi sulla strada della qualità, riscuotendo unanimi consensi. Purtroppo, lo spopolamento delle aree interne e l’utilizzo dei suoli per usi non agricoli hanno contribuito e non poco al significativo ridimensionamento della vitivinicoltura in questa splendida area.

Attualmente essa interessa solo alcune zone, in particolare il comune di Vittorito e di Prezza, ma la riscoperta della viticoltura di montagna e nuove sperimentazioni, stanno suscitando notevole interesse intorno a questa coltura con significativi investimenti sia in vigna che in cantina.

  • Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 24.05.1968, G.U. 178 del 15.07.1968
  • Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 22.12.2014 - G.U. n. 9 del 13.01.2015

--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione         Sottozona

 


Vino Montepulciano d'Abruzzo D.O.C. Sottozona Teate

La denominazione d'origine controllata "Montepulciano d'Abruzzo", e alle relative Sottozone, è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:

  1. Montepulciano d'Abruzzo
  2. Montepulciano d'Abruzzo Riserva
  3. Sottozone Montepulciano d'Abruzzo DOC »

1. Tipologie e Uve del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

 

  • Sottozona Teate (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso dal Colore colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e quello dei frutti rossi (ciliegia, mora), dal Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

  • Sottozona Teate Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
  • Versioni: Secco 
  • => 90% Vitigno Montepulciano
  • =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.
  • => 13% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Invecchiato dal Colore colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, che tende al granato con l’invecchiamento, Odore tipico dei vini giovani e quello dei frutti rossi (ciliegia, mora), dal Sapore secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico.

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(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

La zona geografica vocata alla produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Teate comprende circa un terzo dell’intero territorio amministrativo della provincia di Chieti, ed è costituita da un’ampia ed estesa fascia della collina litoranea, che va dal fiume Foro al Trigno, seguita dalla collina interna ed infine da quella pedemontana che giunge nella parte nord-occidentale sino ai piedi della Maiella.

La Zona di Produzione del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate è localizzata in:

  • provincia di Chieti e comprende il territorio dei comuni di Altino, Archi, Ari, Arielli, Atessa, Bomba, Bucchianico, Canosa Sannita, Casacanditella, Casalanguida, Casalincontrada, Carpineto Sinello, Casalbordino, Casoli, Castel Frentano, Chieti, Crecchio, Cupello, Fara Filiorum Petri, Filetto, Fossacesia, Francavilla, Fresagrandinaria, Frisa, Furci, Gissi, Giuliano Teatino, Guardiagrele, Lanciano, Lentella, Miglianico, Monteodorisio, Mozzagrogna, Orsogna, Ortona, Paglieta, Palmoli, Perano, Poggiofiorito, Pollutri, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Rocca San Giovanni, San Buono, Sant'Eusanio del Sangro, San Giovanni Teatino, Santa Maria Imbaro, San Martino sulla Marrucina, San Salvo, San Vito Chietino, Scerni, Tollo, Torino di Sangro, Torrevecchia Teatina, Treglio, Vasto, Villalfonsina, Villamagna, Vacri.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino non dovrà essere superiore al 70% per entrambe tipologie di Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Teate e Riserva. Qualora tali parametri vengano superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
  • Nella designazione dei Vini DOC Montepulciano d'Abruzzo può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
  • Il vino a denominazione di origine controllata Montepulciano d'Abruzzo Sottozona Teate deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 21 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno.
  • La tipologia con menzione Riserva deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 30 mesi di cui almeno 9 in recipienti di legno.

4. Produttori Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

Con l’utilizzo della DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate i Produttori vinicoli abruzzesi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la visita alle cantine vinicole che operano nell'ambito di questa denominazione.


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

Primi piatti con ragù di carne, carni rosse grigliate e al forno, agnello alla griglia, pecora al caldaro, maiale in porchetta, spezzatino di maiale, formaggi vari, minestre e cacciagione.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Montepulciano d'Abruzzo - Sottozona Teate

La prima testimonianza storica sulla produzione enoica abruzzese, come ci ricorda Polibio, storico greco vissuto tra il 205 ed il 123 a.C., risale alle famose gesta di Annibale (216 a.C.) ed alla sua vittoria di Canne. Polibio ricordava la produzione di ottimo vino della zona adriatica e scriveva che Annibale “…attraversati e devastati i territori dei Pretuzi, di Adria, nonché dei Marrucini e dei Frentani (attuale provincia di Chieti), si diresse nella sua marcia verso la Iapigia” ossia la Puglia.

Da allora innumerevoli sono le testimonianze storiche sulla presenza della vite e del vino nella provincia di Chieti, in particolare a partire dal secolo XIII. Infatti, nell’agosto del 1200 a Venezia venne stipulato un atto notarile che istituiva una “colleganza”, un tipo di contratto commerciale, tra Venezia, Ancona, Ortona e la Slavonia.

I numerosi traffici che coinvolgevano Ortona, oggi maggiore centro di produzione di vino della regione, riguardavano i generi alimentari maggiormente prodotti all’epoca; uno dei principali era il vino, sia bianco che rosso, come dimostrano numerose testimonianze provenienti dall’Archivio di Stato di Dubrovnik, l’antica Ragusa.

Un’ulteriore testimonianza dell’importanza della coltura della vite, della vinificazione e del commercio del vino in provincia di Chieti proviene da Giovan Battista De Lectis ed è datata 1576, così come quella di fra’ Serafino Razzi (1531-1611), sacerdote domenicano e Priore prima del convento di Penne (tra luglio 1574 e maggio 1576) e poi di Vasto (tra maggio 1576 e dicembre 1577), che parlando nella sua opera Viaggi in Abruzzo ricorda: “Il Vasto: Terra deliziosa, che già era chiamata una picciola Napoli, risiede in sito basso, rispetto a gli alti monti che gli stanno alle spalle......Abonda questa terra di ogni bene, di pane, di carne, di pesce, e d’uova. Et il vino ci è in tanta copia che ciaschedun’anno se ne caricano assai barche per Ischiavonia, per Vinezia e per altri luoghi. E con tutto che siano vini preciosi, sono nondimeno per lo più del tempo a bonissimo mercato”.

Altra importante testimonianza viene dal barone Giuseppe Nicola Durini (1765-1845) il cui saggio dal titolo De’ vini degli Abruzzi, contenuto negli Annali Civili del regno delle Due Sicilie (n°36, 1820), costituisce un valido compendio ampelografico ed enologico che conserva ancora oggi una certa validità. Il Durini scriveva a proposito dei vini degli Abruzzi : “…Pure avendo già detto che quella marna variamente si compone, avviene che dove la combinazione ne sia favorevole, produconsi vini non ispregevoli.

Per tale cagione nella Provincia di Chieti la lagrima di Tollo, i vini di Ortona e quelli di Vasto riescono assai buoni e sono ricercati....; nella Provincia di Teramo i vini di Castellamare, come in quella di Aquila, que’ di Popoli e di Capestrano..... Né vogliansi lodar meno i vini di Bugnara e Prezza nella valle di Solmona, perché le vigne son messe fra ciottoli silicei rivestiti di bianchissima crosta calcarea e nettissimi, sopra de’ quali riposa e viene a maturità il grappolo che acquista un singolar sapore..... Questo vino ha quel raro gusto che dicesi di sasso da’ francesi”.

Ma come afferma Franco Cercone nel suo libro La meravigliosa storia del Montepulciano d’Abruzzo, la prima notizia storica sulla presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo, è contenuta nell’opera di Michele Torcia dal titolo Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni fatto nel 1792 (Napoli 1793).

Questo vitigno, rimasto in splendido isolamento e perfettamente acclimatatosi nelle aree interne, si è diffuso sul finire del 1800 verso la fascia costiera ed a partire dal secondo dopoguerra è diventato il vitigno rosso più coltivato in regione, in particolare nella provincia di Chieti.

Esso costituisce oggi la base del vino abruzzese più importante ed apprezzato, simbolo enoico di un’intera regione, il “Montepulciano d’Abruzzo” DOC, riconosciuto nel 1968, il cui disciplinare è stato negli anni oggetto di alcune modifiche volte alla qualificazione del prodotto ed alla identificazione territoriale mediante la individuazione di cinque sottozone, tra le quali quella denominata “Teate”.

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