REPUBBLICA SUDAFRICANA


Deserti, savane, spiagge: sono queste le immagini che prendono forma nella mente di coloro che pensano al continente africano, non vigne coltivate con i sistemi di impianto più attuali, non cantine allestite e attrezzate con le tecnologie più moderne. Eppure, negli ultimi decenni, la vitivinicoltura della Repubblica Sudafricana ha fatto passi da gigante, anche grazie ad un clima particolarmente favorevole che ricorda quello dei paesi della fascia mediterranea, appena rinfrescato dalle correnti provenienti da sud.

L'apertura dei mercati ha creato nuovi stimoli verso un export basato su "vini di alta qualità" e apprezzati per il buon rapporto qualità prezzo. Infatti, oltre ad un aumento della produzione che inserisce la Repubblica Sudafricana tra i primi dieci produttori mondiali, si è assistito ad una inversione di tendenza nello stile dei vini prodotti, prima commercializzati, soprattutto come vini sfusi.


  • DETTAGLI PRODUZIONE VINICOLA DELLA REPUBBLICA SUDAFRICANA

    • Superficie vitata: 130.000 Ettari
    • Produzione vini: 8.700.000 Ettolitri

    Vini da Vitigni BIANCHI 47,7%

    Vini da Vitigni ROSSI 37,2%

    Vini da altri Vitigni 15,1%

    • Chenin blanc 18.2%
    • Colombard 11.8%
    • Sauvignon blanc 9.6%
    • Chardonnay 8.1%
    • Cabernet Sauvignon 12.0%
    • Syrah 10.3%
    • Pinotage 6.5%
    • Merlot 6.4%
    • Cinsaut 2.0%
     

Fonte: Sawis Status of Grape Vines 2011


Mappa Produzione Vinicola Repubblica Sudafricana | Assovini.it


  • ZONE VITIVINICOLE DELLA REPUBBLICA SUDAFRICANA

    1. Olifant River 5. Paarl 9. Stellenbosch 13. Worcester
    2. Piketberg 6. Franschhoek  10. Elgin  14. Robertson 
    3. Tulbagh 7. Durbanville  11. Walter Bay  15. Svellendam 
    4. Swartland 8. Costantia  12. Overberg  16. Klein Karoo 

Nel 1973 l'introduzione del sistema detto Wine of Origin o WO ha ripartito i vigneti in diverse regioni ufficiali, distretti, zone e aziende, in ordine decrescente di superficie.

Il disciplinare della Wine of Origin riconosce le regioni Coastal Region, Olifants River, Breede River Valley, e Klein Karoo. All'interno delle regioni si trovano i distretti, some ad esempio quelli di Paarl e Stellenbosch nella Coastal Region. Ciascun distretto comprende a sua volta i ward, raggruppamenti di più unità produttive, e le estate, ciascuna delle quali può essere rappresentata anche da diverse proprietà viticole che vinificano nell'ambito di una stessa cantina.

La Coastal Region rappresenta una vasta WO, impiegata per i vini prodotti con une provenienti da uno o più dei 7 distretti più noti del Capo: Cape Point, Darling, Tygerberg, Stellenbosch e Swartland.

La WO certifica zona di produzione, vitigno e annata, ma lascia ampi margini di libertà relativamente a resa, densità di impianto e irrigazione. Il vino, per avvalersi della WO, è sottoposto a controlli continui, dalla vendemmia all'etichettatura della bottiglia, con analisi chimiche e organolettiche.

I vini di qualità della Repubblica Sudafricana possono dichiarare in etichetta il vitigno e l'annata solo se sono prodotti almeno con il 75% di quelle uve e di quella vendemmia. Questa percentuale sale all'85% se il vino è destinato all'esportazione; per quanto riguarda l'annata, questo limite vale solo per i paesi dell'UE. I vini destinati all'esportazione sono sottoposti a rigorosi controlli e, secondo le indicazioni del Wine and Spirit Board of Nietvoorbij, ogni bottiglia idonea è contraddistinta da un siglillo ufficiale che ne garantisce origine, annata e vitigno.

I migliori vini della Repubblica Sudafricana sono spesso gli Estate's Wines, mentre gli Spumanti, ottenuti attraverso il metodo della rifermentazione in bottiglia, sono etichettati come Cap Classique. 

La viticoltura Sudafricana si concentra soprattutto sui vitigni a bacca bianca, anche se la quota di quelli a bacca nera sta aumentando. Chenin blanc e Colombard sono le varietà più diffuse, ma quelle di maggiore interesse commerciale, soprattutto per l'esportazione, sono Sauvignon blanc e Chardonnay, spesso elevati in barrique, con note mature ma di buona freschezza. Tra le uve a bacca nera si trova l'ubiquitario Cabernet Sauvignon, oltre a Syrah, Pinotage e Merlot. I vini ottenuti da Cabernet, Merlot e Syrah presentano un carattere simile agli omologhi europei, anche se si distinguono per una freschezza leggermente superiore, tgannini ancra monto accentuati e, spesso, particolari note fumè.

Chardonnay, Sauvignon blanc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Pinotage, adalli alla produzone di Vini di Qualità e graditi al gusto internazionale, occupano oltre il 50% dei vigneti.

Questa situazione ha intaccato il monopolio dello Chenin blanc, che occupa quali il 20% delle vigne. Vitigno a bacca bianca ad altra produttività può dare vini molto diversi secondo le rese per ceppo, più  meno elevate in funzione degli obiettivi e delle tecniche enologiche applicate. In genere, lo Chenin blanc è utilizzato per elaborare vini secchi e freschi, fruttati e non molto intensi. A volte, alcuni Chenin blanc particolari e con qualche anno di evoluzione, offrono profumi intensi di frutta matura e gardenia, anice e fumè, buona morbidezza r finale leggermente ammandorlato. Lo Chenin blanc si presta anche all'elaborazione di alcuni Vendemmia Tardiva, a volte con l'intervento della Muffa Nobile, che raramente si esprimono su livelli di eccellenza.

Lo Chardonnay copre circa l'8% della superficie vitata, ma la sua coltivazione sta seguento un trend positivo, parallelamente alle esportazioni dei vini prodotti da questo vitigno.

Nelle zone più fresche, Chardonnay, Sauvignon blanc e Riesling danno vini di buona struttura, e il grande impegno profuso di recente anche nelle regioni più calde ha dato risultati sorprendenti. 

Il Colombard da piacevoli vini fruttati e il Moscato di Alessandria è coltivato per produtte vini secchi o dolci di buona aromaticità.

Il Riesling da vini intensamente profumati e dotati di buona aromaticità, delicati all'assaggio, mentre il Sémillon dà vini fruttati, di buon corpo e morbidezza.

Altre uve a bacca bianca di un certo interesse sono il Palomino, l'Ugni blanc e il Clairette, anche se sono impiegati soprattutto per elaborare vini da taglio.

I vitigni a bacca nera più coltivati sono Cabernet Sauvignon, Syrah, Pinotage, Merlot e Cinsaut. Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot offrono vini ben strutturati e morbidi, profumati di mora e ribes nero, cioccolato e tabacco su uno sfondo balsammico. 

Il Pinot nero, come al solito, si distacca un po' dagli altri e riesce a esprimersi con eleganza sono nelle zone più fresche.

Il Cinsaut è stato a lungo la principale uva a bacca nera del paese, ma oggi occupa circa il 2% delle vigne e lo si ricorda più che altro perché, in incrocio con il Pinot nero, ha prodotto il Pinotage.

Il Pinotage è il vitigno a bacca nera che più identifica questo paese, anbche se occupa solo il 6,5% del vigneto sudafricano. Ci si può chiedere cosa può avere spinto un professore dell'Università dello Stellenbosch, negli anni '20, a con taminare l'eleganza del Pinot nero con la rusticità e la resistenza del Cinsaut. Il Pinotage è un vitigno a maturazione piuttosto precoce, che riesce a concentrare sia gli zuccheri sia i polifenoli, dando vini profondamente caratterizzati dalle note dei vitigni progenitori, più o meno concentrati e fruttati, con una buona predisposizione all'evoluzione. Il vino che si ottiene può essere dotato di grande spessore cromatico, profumi di ciliegia e visciola, rabarbaro e liquirizia, con sfumature vegetali, a volte animali, minerali o affumicate, buona consistenza e finale ammandorlato. 

 DEGUSTANDO NELLA REPUBBLICA SUDAFRICANA

La Repubblica Sudafricana è il risultato dell'intrecci di diverse culture, che si ritrovano anche in una gastronomia arcobaleno nata dalla fusione delle tradizioni culinarie delle varie etnie che popolano questo paese. Il filo conduttore è il giallo solare delle pannocchie di mais, consumate alla brace, sfarirate per la preparazione di polentine, le Mielie, o sgranate in chicchi teneri e freschi. Frutti e ortaggi, spezie e frutta secca, dominano molti piatti con i loro profumi e sapori agrodolci, morbidi e piccanti. l'influenza della cucina olandese e inglese si fa sentire soprattutto nell'impiego di molti tipi di carni, quella di mando su tutte, tenera e succulenta, incontrastata regina di una delle più grandi tradizioni locali, il barbecue, braai in lingua locale, secondo la quale la carne non deve essere bruchacchiata all'eesterno e lasciata quasi cruda all'interno., Solo mando? No, anche boerewors, letteralmente salui del contadino, insaccati di chiara derivazione tedesca insaporiti con spezie e pomodori secchi. Altre carni molto apprezzate sono quelle di montone, maiale e agnello: con gli ultimi due si piò preparare il sosatie, un piatto formato da cubetti di carne marinata con cipolla fritta, specie e succo di tamarinco, cotti allo spiedo e serviti con albicocche secche e una polentina di mail. Un piatto curioso è il billtong, formato da pezzettini di carne di ogni tipo, dall'impala allo struzzo, dall'antilope al bufalo, essiccati e da gustare al momento dell'0aperitivo, non con un Chenin blanc fragrante e delicato, ma con un Merlot di buona morbidezza e struttura. Il comune pollo arrosto qui è servito con riso, patate e chutney di mango e albicocche, mentre un'altra ricetta particolare e stuzzicante è il pollo piri piri, retaggio della cucina portoghese.

Se si amano i forti toni speziati, non si può prerdere il bobotie, a base di carne o pesce, frutta cotta in caceto, uova e tante spezie. A qauesto proposito, propruio la tradizione malese ha cosparso la cucina sudafricana di un velo di noce moscata e peperoncino, curry e canella, chiodi di garofano e aniche, spezie molto diffuse nell'area del Capo. Qui, le freddecorrenti atlantiche creano le migliori condizioni per ostriche, Aragoste e Gamberi, spesso servite con una salsa al burro e limone, vera specialità locale. Kingklip e snoek, pesci sconosciuti alle nostre latitudini, sono molto apprezzati nella Repubblica Sudafricana, soprattutto cotti alla griglia: il primo ha carne compattta, il secondo è più ricco e saporito. Nella zona di Durban è molto incisiva l'inflkuenza della cucina indiana nel tradizionale piatto cerimoniale, il Bryiani, riso allo zafferano con pollo o agnallo marinati con cardamomo, cannella e cumino.

Se questi sono i piatti più diffusi, sempre più frequentementre, soprattutto nelle grandi città, abili chef esprimono la propria fantasia nella creazione di preparazioni innovative, nelle quali si ritrova qualche traccia ingentilità degli ingredienti e dei sapori più tradizionali. Spesso, molti ristoranti di alto livello ri trovano all'interno di tenute vinicole.

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