Bonarda dell'Oltrepò Pavese DOC

Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvata come tipologia della DOC “Oltrepò Pavese” con D.P.R. 06.08.70, G.U. n. 273 del 27.10.70 - Approvato DOC con  D.M. 03.08.2010, G.U. 193 del 19.08.2010 


--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione

 


Bonarda dell'Oltrepò Pavese D.O.C.


1. Tipologie e Uve del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

 

  • Bonarda dell'Oltrepò Pavese (Vino Rosso)
  • Versioni: Secco /Abboccato
  • => 85% Vitigno Croatina
  • =< 15% Vitigni Barbera, Ughetta (o Vespolina) e Uva Rara, da soli o congiuntamente.
  • => 12% Vol. Titolo alcolometrico.
  • Vino Rosso dal colore rosso rubino intenso, odore intenso e gradevole, sapore secco, abboccato, amabile talvolta vivace, leggermente tannico.

  • Bonarda dell'Oltrepò Pavese Frizzante (Vino Rosso Frizzante)
  • Versioni: Secco /Abboccato
  • => 85% Vitigno Croatina
  • =< 15% Vitigni Barbera, Ughetta (o Vespolina) e Uva Rara, da soli o congiuntamente.
  • => 12% Vol. Titolo alcolometrico.
  • Vino Rosso Frizzante dalla spuma vivace ed evanescente, colore rosso rubino intenso, odore intenso e gradevole, sapore secco, abboccato, amabile talvolta vivace, leggermente tannico.

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(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese si estende lungo le colline pavesi, nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.

La Zona di Produzione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese è localizzata in:

  • provincia di Pavia e comprende il territorio dei comuni di Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e, in parte, il territorio dei comuni di Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella e Torricella Verzate.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
  • Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.

4. Produttori di Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

Con l’utilizzo della DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese i Produttori Vinicoli Lombardi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l'appassionato o l'estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

Piatti di salumi, bolliti, cotechino, zampone, cassoeula, paste asciutte con sughi a base di pomodoro o carne, risotti con carne e/o legumi, ravioli di carne anche in brodo.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese

La Croatina è il vitigno simbolo dell'Oltrepò Pavese, poliedrico, versatile, può dare ottimi vini vivaci e grandi vini importanti.

Le prime citazioni concrete del vitigno Croatina risalgono alla seconda metà dell'800, quando vari ampelografi hanno provato a "mettere ordine" nei vigneti, in particolare tra Croatina, Uva rara, Bonarda Piemontese e altri vitigni. Se solo in quel periodo si va a concretizzare una scheda ampelografia della Croatina, la cui etimologia deriverebbe da “croatta” – “cravatta” e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta, è pur vero che il passaparola generazionale locale identifica questo vitigno come simbolo viticolo dell'Oltrepò Pavese.

Il vitigno Croatina è a tutti gli effetti il vessillo della produzione vitivinicola dell'Oltrepò Pavese, diffuso in modo abbastanza omogeneo in tutto il territorio. Ben presente da tempo in molte colline oltrepadane, il vino ottenuto viene chiamato Bonarda fin dall'800.

Alla fine del XIX secolo, dopo l'avvento della filossera, molti produttori preferiscono puntare nei reimpianti post-filosserici, sul vitigno Barbera, più costante e produttivo rispetto alla Croatina.

Bisogna aspettare la fine degli anni 60 del 1900 perché i produttori locali capiscano l'enorme potenzialità di questo vitigno, aiutati anche dalla ricerca e dalla sperimentazione che hanno individuato cloni di Croatina più consoni alle esigenze dei produttori.

Il 1961 segna l'anno della svolta con la nascita dell'attuale Consorzio, ancor prima della legge istituzionale delle Denominazioni di Origine Controllata, con il fine di promuovere e far crescere l'immagine dei vini tipici prodotti in questa terra. Il Consorzio, con il passare degli anni, assume un ruolo sempre più fondamentale legato alla tutela e alla promozione del vino e in particolare del vino “Bonarda”. In particolare agisce in difesa del nome stesso Bonarda: attorno alla Croatina infatti nascono molti equivoci con altre zone di produzione.

Solo in Oltrepò Pavese la Croatina può dar origine al vino Bonarda mentre in tutte le altre zone DOC per ottenere Bonarda occorre coltivare il vitigno Bonarda piemontese che nulla c’entra con la Croatina e con il vino “Bonarda dell’Oltrepò Pavese”. Di seguito si riporta una descrizione della vitivinicoltura dall’800 ai primi del ‘900, ricavata dal testo di Fabrizio Bernini “Che cos’è la vita se non spumeggia il vino – storia della vitivinicoltura in Oltrepò Pavese” edito nel 2001 da Ponzio Olona servizi grafici. Capitolo XVI - Uomini, colture, vigneto e vino oltrepadano nell’ottocento e la prima classificazione ufficiale della varietà Croatina.

Con i primi decenni dell’800 l’Oltrepò vitivinicolo fu oggetto delle prime attenzioni da parte di scienziati, studiosi e ampelografi di chiara fama che avviarono la prima catalogazione delle principali qualità produttive esistenti, stimolando nel contempo l’impianto di nuove barbatelle meglio adattabili alle singole tipologie di terreno. Il conte Gallesio, nel primo stampato del 1817 della sua monumentale opera sul vino, accenna a vitigni coltivati con successo in Oltrepò e particolarmente si sofferma sull’Ughetta di “Caneto” o Vespolina (attualmente varietà ancora coltivate e autorizzate).

Pochi anni dopo il Gallesio, nel 1825, il mantovano professor Giuseppe Acerbi, docente di botanica a Milano, pubblicava un saggio “Delle viti Italiane”. L’Acerbi visitò i vigneti dei poderi che possedeva a Pietra de’ Giorgi il nobile Giacomo Pecoraia e il conte Carlo Giorgi di Vistarino, classificando ben 29 varietà, suddividendole in bianche e colorate. L’elenco comprende: S. Maria, Sgombera bianca, Malvasia, Mostrino, Brandolesa, Trebbiano, Cagnera, Grè, Uva grossa, Toppia, Gattombra, Barbisino, Pignolo, Ughetta di Caneto, Ciau, Uva d’oro, Sgombera o Croà, Nibiolo, (varietà tradizionali coltivate ancora ai nostri giorni) Bersegano, Monferrina, Pizzadella, Bonarda, Ugone, Coda di vacca.

Compare quindi per la prima volta il Bonarda, che però, come affermava già Giuseppe di Rovasenda nel 1873 nel suo “Saggio di una Ampelografia universale”, la seconda qualità di Bonarda (delle due coltivate anche in Piemonte) si identificava in realtà con il vitigno della Croatina nera dell’Oltrepò Pavese che si ripartiva in due versioni, l’una a grandi grappoli, l’altra più piccoli. Dalmasso, Cacciatore e Corte, quasi un secolo dopo, non poterono che confermare le asserzioni di Rovasenda, osservando che: “le recenti indagini condotte da due di noi direttamente sui colli d’Oltrepò Pavese per la descrizione dei vitigni di quell’importante regione, hanno rilevato che là realmente si coltivano due vitigni rispettivamente sotto i nomi di Bonarda grossa e Bonarda piccola. Ma essi sono risultati due semplici sottovarietà della tipica Croatina dell’Oltrepò Pavese (chiamata ivi anche Bonarda di Rovescala)”.

Da una relazione trasmessa nel 1877 dal sindaco don Carlo Gallini al sottoprefetto di Voghera, risulta che l’estensione di terreno coltivato a vite era di ben 1.900 ettari solo nel Vogherese, e i vitigni maggiormente coltivati risultavano il Barbera, la Mortadella, il Lambrusco, la Croatina, “tanto per finezza quanto per l’abbondanza della loro produzione”. La media del prodotto in un quinquennio considerato era di 36 quintali d’uva per ettaro con una resa di 20 ettolitri di vino.

E ancora nel 1896 nelle “Notizie e studi sui vini e sulle uve d’Italia” il Ministero dell’Agricoltura cita: “Sulla riva destra del Po, nei circondari di Voghera e Bobbio la vite si trova quasi ovunque, specie sulle colline ove è favorita dal clima, dal terreno argilloso feracissimo e dalla intelligenza dei viticoltori che hanno fatto sensibili progressi.

Sulle amenissime colline di Casteggio, Broni, S. Giuletta, Stradella, Montalto, Codevilla, Varzi e Zerba trovansi i vitigni migliori: Croatina, Dolcetto, Lambrusca, Bonarda, Barbera, Grignolino, Ughetta, Neretto. Fra le uve bianche Malvasia, Trebbiano, Cortese e Moscato”.

Il vino “Bonarda”, dapprima tipologia della DOC “Oltrepò Pavese”, nata nel 1970, ha mantenuto nel corso degli anni un ruolo fondamentale dal punto di vista storico ed economico per il territorio, tanto che nel 2010 è stato riconosciuto come Denominazione di Origine autonoma con DM del 3 agosto.


Additional Info

  • Regione: Lombardia
  • Tipologie: Vino Rosso
  • Versioni: Secco - (Vino privo di residuo zuccherino), Abboccato - (Vino leggermente dolce), Frizzante - (Vino con aggiunta di anidride carbonica)
  • Denominazione: D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata)
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