Gutturnio DOC

Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.M. 21.07.2010, G.U. 181 del 05.08.2010


--- Confine regionale    --- Confine provinciale  ♦ Zona di produzione

 


Gutturnio D.O.C.


1. Tipologie e Uve del Vino DOC Gutturnio

 

  • Gutturnio Frizzante (Vino Rosso Frizzante)
  • Versioni: Secco
  • >< 55-70% Vitigno Barbera
  • >< 30-45% Vitigno Croatina
  • => 12% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Frizzante dalla spuma evanescente, colore rosso rubino brillante di varia intensità, odore vinoso, caratteristico e sapore fresco, giovane.

  • Gutturnio Superiore (Vino Rosso Superiore)
  • Versioni: Secco
  • >< 55-70% Vitigno Barbera
  • >< 30-45% Vitigno Croatina
  • => 12,5% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Superiore dal colore rosso rubino intenso, odore caratteristico e sapore secco, tranquillo, fine, di corpo.

  • Gutturnio Classico Superiore (Vino Rosso Classico Superiore)
  • Versioni: Secco
  • >< 55-70% Vitigno Barbera
  • >< 30-45% Vitigno Croatina
  • => 12,5% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Classico Superiore dal colore rosso rubino intenso, odore caratteristico e sapore secco, tranquillo, fine, di corpo.

  • Gutturnio Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
  • Versioni: Secco
  • >< 55-70% Vitigno Barbera
  • >< 30-45% Vitigno Croatina
  • => 13% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Invecchiato dal colore rosso rubino intenso su fondo granata, odore gradevole e sapore secco, tranquillo, armonico, di corpo.

  • Gutturnio Classico Riserva (Vino Rosso Classico Invecchiato)
  • Versioni: Secco
  • >< 55-70% Vitigno Barbera
  • >< 30-45% Vitigno Croatina
  • => 13% Vol. Titolo alcolometrico
  • Vino Rosso Classico  Invecchiato dal colore rosso rubino intenso su fondo granata, odore gradevole e sapore secco, tranquillo, armonico, di corpo.

__________

(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).


2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Gutturnio

L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Gutturnio si estende nel territorio dei Colli Piacentini situati sul versante settentrionale dell'Appennino Ligure, nel tratto che va dal confine tra Lombardia ed Emilia (Provincia di Pavia) fino a quello che separa le province di Piacenza e Parma. L'area abbraccia le quattro principali vallate piacentine, ossia: Val Tidone, Val Trebbia, Val Nure e Val d'Arda, i cui territori adeguatamente ventilati e luminosi sono ideali all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne, soprattutto quelle da cui si producono i vini frizzanti, che per il territorio costituiscono la tipologia di vino di maggiore produzione.

La Zona di Produzione del Vino DOC Gutturnio è localizzata in: 

  • provincia di Piacenza, e per le denominazioni:
    • Gutturnio, comprende il territorio del comune di Ziano Piacentino e, in parte, il territorio dei comuni di Pianello Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Agazzano, Piozzano, Gazzola, Vigolzone, Rivergaro, Ponte dell’Olio, Castell’Arquato, Carpaneto Piacentino, S.Giorgio Piacentino, Gropparello, Alseno, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca;
    • Gutturnio Classico Superiore e Classico Riserva, comprende il territorio del comune di Ziano Piacentino e, in parte, il territorio dei comuni di Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Vigolzone, Castell’Arquato, Carpaneto Piacentino, Lugagnano Val d’Arda e Gropparello.

3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Gutturnio

Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.

Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Gutturnio prevedono, tra l'altro, che:

  • La resa massima dell’uva in vino DOC Gutturnio non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 10%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
  • Nella designazione dei Vini DOC Gutturnio può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
  • Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Gutturnio è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.
  • La menzione Classico è consentita per i Vini DOC Gutturnio Superiore e Gutturnio Riserva.
  • La menzione Superiore è consentita per il Vino DOC Gutturnio avente un titolo alcolometrico volumico minimo naturale del 12,50% vol.
  • La menzione Riserva è consentita per il Vino DOC Gutturnio che sia stato sottoposto ad invecchiamento e affinamento per almeno 24 mesi di cui 6 in legno.

4. Produttori di Vino DOC Gutturnio

Con l’utilizzo della DOC Gutturnio i Produttori Vinicoli Emiliano-Romagnoli sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche, le caratteristiche e le peculiarità che lo identificano in un territorio ben definito, soprattutto durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.


5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Gutturnio

Piatti a base di carni rosse, salumi.


6. Storia e Letteratura del Vino DOC Gutturnio

Piacenza da sempre produce vini ed il vino è coltura e tradizione; Piacenza è Terra di vini da epoche remote: hanno impiantato viti i paleoliguri, gli etruschi, i romani; hanno fatto il vino dalle nostre parti i legionari latini, i galli, i celti.

Cultura Greca Etrusca

Ma l’origine e la tradizione proviene ed è fondata sulle conoscenze greche: i viticoltori piacentini hanno sempre allevato la vite in forma bassa con le "carasse" (vinae characatae di Columella) sostenendo che "è il palo che fa l’uva".

L’antica nobiltà dei vini piacentini è suffragata da tanti reperti e testimonianze uniche e inconfutabili. E con l’età del ferro, al primo millennio a.C., che gli abitanti delle terre mare palafitticole vicino al Po emigrarono verso le colline piacentine, fondando l’importante centro culturale e termale di Veleja e impiantando le prime viti.

Tra il IV e il II sec. a.C. popolazioni galliche scesero in pianura padana (Gallia Cisalpina) e vi portarono le loro conoscenze vitivinicole, compreso un nuovo modo di conservare il vino e trasportarlo: la botte di legno assai più forte e robusta della terracotta.

Famoso nel mondo è il Fegato Etrusco: ritrovato nel 1877 a Settima di Gossolengo, datato II sec. a.C., è un reperto bronzeo che riproduce l’organo anatomico di un bovino e presenta diverse iscrizioni fra cui quella del dio Fufluns, cioè un’ aruspice di abbondanza e di protezione, sia enoica che salutare.

Gli etruschi erano colti, di carattere mite, il vino nei banchetti, rappresentava un elemento di amicizia e di convivialità, di uso parco non smodato: l’etrusco Saserna, il più noto agricoltore in terra piacentina, nel II sec. a.C. racconta che alla sua tavola si beveva il "Kilkevetra", il vino di bosco dell’Appennino piacentino.

Cultura Latina

Risalendo del buio di ere così remote, troviamo più vaste e più ricche documentazioni: i numerosi cocci di vasi vinari affiorati in Val Trebbia e in Val Nure, la preziosa patera trovata nel tardo ottocento sulle colline di Bicchignano; il bel vaso metallico decorato a sbalzo con tralci di vite e grappoli d’uva, dissepolto a Veleja nel 1760.

I vini piacentini dovevano essere già più che famosi ai tempi dei romani. Basta sfogliare i classici latini per scoprire, per esempio, che dei nostri vini parlava perfino Cicerone quando nel Senato di Roma apostrofava il suo avversario e collega piacentino Pisone (padre di Calpurnia, moglie di Giulio Cesare) accusandolo di bere calici troppo grandi di vino di Piacenza.

E’ sicuramente di questo periodo storico, nel massimo splendore dell’Impero Romano, la ricca forgiatura del primo grande bicchiere "gutturnium". Invece Licino Sestulo, che preferiva le lodi aperte alle frecciate polemiche, predicava nel Foro che "vinum merum placentium laetificat", cioè che il vino schietto di Piacenza aiuta a rasserenare lo spirito.

Il Gutturnium

Il reperto enoico più importante in terra piacentina, però è senz’altro il famoso vaso o boccale o coppa denominata "gutturnium" riaffiorato, o meglio casualmente pescato, fra le sabbie limacciose del Po a Croce S. Spirito nel 1878, da un fortunato quanto ignaro pescatore.

Il boccale d’argento originale riccamente lavorato, con manico, è tuttora conservato nel museo capitolino di Roma.

Il gutturnium può essere definito il primo "taste vin" del mondo. Il gutturnium veniva riempito di vino e a turno i commensali, a fine cena, bevevano il sorso dell’amicizia; quello che in epoca storica successiva qualcuno definirà "bicchiere della staffa", cioè l’ultima bevuta prima di partire a cavallo, con i piedi già infilati nella staffa della sella.

Sulla viticoltura di collina e montagna piacentina, il santo irlandese Colombano, ebbe una grande influenza. A Bobbio, in alta Val Trebbia, fondò prima del VII secolo l’ordine monastico che per sette secoli governò e istruì le popolazioni montane alla coltivazione dei campi, ma soprattutto della vite.

Indici di nobiltà dei vini piacentini ne troviamo un po' ovunque nella storia. Particolarmente ricca di documenti, disegni e riferimenti antichi, datati dall’anno 789 al 1310, è la raccolta e gli scritti che ricordano le misure e vari tipi di contenitori del vino piacentino. Sappiamo che, verso la fine del Duecento, "un vino alettissimo che si faceva sui colli di Piacenza" veniva esportato in Francia. Quasi duecento anni dopo, la corte viscontea gradiva "di molto" gli omaggi di vino piacentino che le venivano inviati dai nobili feudatari.

Vino dei Papi

Così come amavano i nostri vini per "lo gusto, et la prelibatezza" gli Sforza, il Piccinino ed il Colleoni. Beveva vini piacentini anche papa Paolo III Farnese "et anco ne mandava a pigliare - come scrive in una sua memoria il dispensiere pontificio Sante Lancerio - anco se fosse a Ferrara et a Bologna".

Tra un capolavoro e l’altro, si ristorava con i vini dei Colli Piacentini addirittura anche il grande Michelangelo, che li riceveva in botticelle (che poi il grande artista faceva travasare in fiaschi) dal piacentino Giovanni Durante, un faccendiere al quale Buonarroti aveva affidato la riscossione delle gabelle (circa 600 scudi d’oro all’anno) per i traghetti e l’uso del porto sul Po a Piacenza.

Il diritto a gabellare, Michelangelo lo aveva avuto da Papa Paolo III Farnese, finalmente nel 1535 come pagamento degli affreschi della Cappella Sistina.

Nella "De Naturali Vinarum Historia" di Andrea Bacci, edita esalta la qualità dei nostri vini, definendoli "vina valida, synceriora ac multae laudis".

Vino dei Re

Il celebre generale piacentino conte Felice Gazzola li fece assaggiare a Carlo III di Spagna che gustandoli con soddisfazione esclamò: "Sono vini eccellenti! Mai ne bevvi di migliori in vita mia".

Invece Filippo V quasi li esigeva dal suo primo ministro, il piacentino cardinale Giulio Alberoni, il quale li faceva giungere in Spagna in speciali fiasche, attraverso le valige diplomatiche in cui erano stipati anche il formaggio grana ed i prelibati salumi piacentini.

Antichi documenti e cronache del tempo dimostrano che nella seconda metà del ‘600 i vini piacentini erano esportati in Francia.

Vino Novello

La tradizione enoica della terra piacentina viene esaltata da una "Grida" del governatore e magistrato del Comune di Piacenza del 20 settembre 1770, che dettava le norme e i tempi di commercializzazione dell’uva, di mescita e di prezzo del vino giovane della vendemmia, che nel documento era denominato "Novello": senz’altro la legge mondiale più antica che regolava la commercializzazione del primo vino nuovo dell’annata vendemmiale.

I vini di Piacenza non mancarono neanche all’imperiale mensa di Napoleone che li faceva giungere alla sua corte parigina da Piacenza insieme con una gran quantità di formaggi, coppe e salumi delle nostre terre.

Ma anche Carlo III di Borbone, ultimo duca del suo casato negli antichi stati permensi, si forniva di vino a Piacenza, facendosi fama di grande imprenditore presso gli illustri ospiti a cui li offriva.

Un vino rosso piacentino figurava già nel 1869 in un ristretto gruppo della migliore produzione enoica italiana e rientrava fra quelli esposti in Svizzera e Francia nel 1872.

Per venire a tempi più recenti si può citare una ricchissima aneddotica che vede protagonisti i grandi della musica come Giuseppe Verdi che soleva far dono agli amici milanesi di ottimi vini piacentini. O come Giacomo Puccini, amico fraterno del poeta arquatese Luigi Illica, librettista di tanti sui capolavori. Poeta e musicista, nei loro incontri di lavoro, si concedevano rare pause durante le quali - discutendo di armonie e personaggi, di Tosca, Manon o Mimì di accordi e di strofe - sorseggiando i vini piacentini che Illica non si faceva mancare neanche nelle sue numerose trasferte.

Vino di pregio Nel 1987 l’Office Internationale de la Vigne et du Vin ha insignito Piacenza dell’ambito titolo di “Città Internazionale della Vite e del Vino”, un prestigioso blasone che riconosce l’alta qualità e la nobiltà dei nostri vini.

Additional Info

  • Regione: Emilia-Romagna
  • Tipologie: Vino Rosso
  • Versioni: Secco - (Vino privo di residuo zuccherino), Classico - (Vino prodotto nel territorio di origine più antico), Frizzante - (Vino con aggiunta di anidride carbonica), Riserva - (Vino sottoposto ad invecchiamento), Superiore - (Vino avente maggiore titolo alcolometrico)
  • Denominazione: D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata)
Oltre 300 buyers, tra Importatori, Grossisti e Distributori in 70 paesi del mondo, sono le collaborazioni attive di Assovini.it

Assovini

Assovini.it è il sito del Vino e delle Cantine ideato nel 1986 e realizzato da un team di Sommelier con la collaborazione di Enologi e Produttori per diffondere i migliori Vini italiani nel mondo.

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